LA SICILIA

9/18/03"La leadership palestinese evita l'eredit di Sadat" di Kenneth W. Stein (*)

Nei mesi di settembre e ottobre 2003 ricorrono rispettivamente il 25 e il 30 anniversario di due fondamentali momenti di svolta nella storia del conflitto arabo-israeliano: l'inizio della guerra in Medio Oriente nell'ottobre 1973 e la firma, siglata nel settembre 1978 con l'intermediazione americana, degli accordi di Camp David tra Egitto e Israele. Senza il Presidente Anwar Sadat alla guida dell'Egitto, si pu ragionevolmente ipotizzare che la natura e la gestione del conflitto
arabo-israeliano avrebbero preso strade tragicamente diverse. Perch lo stesso eroico compromesso con la storia non pu ora esser fatto dalla leadership palestinese?Riconoscendo Israele, Sadat aveva spezzato la barriera psicologica. Senza sposare la causa della legittimit dello Stato ebraico, ne aveva accettato con riluttanza il dato di fatto al fine di perseguire i suoi scopi nazionalistici. Il suo obiettivo ultimo era la restituzione del Sinai egiziano, rimasto agli Israeliani dalla guerra del giugno '67. Con coraggio, Sadat prese in mano le redini del destino del suo Paese e del suo popolo. Colse l'attimo. Nulla pot fermare le sue iniziative, che furono solo ritardate da qualche ostacolo. Fortunatamente per lui, anche i vertici israeliani dell'epoca dimostrarono volont e coraggio. Si avvalse della guida instancabile di due statisti americani, Henry Kissinger e Jimmy Carter. E, forse al pari delle altre ragioni del suo successo, vi era la motivazione strategica che lo accomunava a Israele e Stati Uniti: l'opposizione ad una minaccia comune - la presenza sovietica in Medio Oriente. Fu quella motivazione a spingere i leader dei tre Paesi a
procedere sempre in avanti.Il cambio delle scorse settimane ai vertici palestinesi ci impone un paragone. Possiamo aspettarci da Arafat e dalla leadership palestinese una simile svolta al pragmatismo, che li porti a fare le scelte determinanti per i propri interessi nazionali, anche se condividere il territorio a Ovest del Giordano non corrisponde esattamente al loro sogno? I leader palestinesi non hanno accettato del tutto il compromesso in merito alle questioni ideologiche fondamentali - l'abbandono della lotta armata e del loro diritto alla restituzione in cambio della costituzione del tanto agognato Stato palestinese indipendente. Riusciranno adesso a mettere da parte questo vittimismo e a sostituirlo con una politica fondata sulla responsabilit?Negli anni '70, Sadat aveva un solo obiettivo: portare avanti l'interesse nazionale dell'Egitto. Dimostr acume e diede prova di coraggio. Dovette confrontarsi con un Paese rivale militarmente superiore, i cui vertici diffidavano di ogni sua mossa. Malgrado fortissimi svantaggi fisici ed
enormi ostacoli psicologici, riusc a fare da guida con la sola forza della volont. Le coalizioni conobbero nuovi assetti, nacquero nuove realt, antiche congetture politiche vennero ribaltate. Appena il processo politico mostrava segni di stasi, Sadat lo rinverdiva. Persever nel suo
cammino dovendo lottare con una fortissima opposizione del mondo arabo al suo modo di rapportarsi a Israele, fondato sul negoziato e sul riconoscimento dello Stato ebraico. Volle il distacco da Mosca e si alline gradualmente agli Stati Uniti, regalando a Washington uno dei suoi
maggiori successi durante la guerra fredda. Costrinse la politica estera americana in Medio Oriente ad includere il punto di vista degli Arabi. E riusc a cambiare il corso della politica egiziana. La sua azione permise al governo del Cairo di svolgere un ruolo chiave nella gestione del terribile peso della straordinaria crescita demografica e della stagnazione economica. Ci che non aveva potuto recuperare attraverso la guerra, lo ottenne con il negoziato. Il suo operato confer il valore
dell'infallibilit a quell'assioma politico secondo cui i leader sono importanti. Rimase sempre un fiero nazionalista arabo ma accett di fare compromessi utilitaristici poich comprendeva l'evoluzione della politica internazionale e locale, e su quelle nuove realt agiva.Perch, allora, i Palestinesi non hanno proseguito sul cammino della costituzione del loro Stato? Si tratta solo di definire confini, di accettare di condividere Gerusalemme e l'acqua, di decidere sugli
insediamenti? E' solo una questione di controllo sui servizi di sicurezza che il nuovo Primo Ministro palestinese dovrebbe esercitare? C' qualcos'altro, dietro il voler scardinare i rapporti tra Hamas e i
Palestinesi, basati sui servizi sociali essenziali che Hamas riesce a fornire?Certo, importante che il Primo Ministro palestinese non sia un burattino nelle mani del suo Presidente. E' importante che ai Palestinesi sia fornito un immediato aiuto economico. Cos com' importante che il governo israeliano si ritiri da quella parte della Cisgiordania, di Gaza e di
Gerusalemme che porterebbe, invece, alla creazione di uno Stato palestinese territorialmente unificato. Ed altres importante che Israeliani e Palestinesi abbiano dignit individuale e sicurezza personale e nazionale.Ma nulla di tutto ci davvero importante a meno di un cambiamento nella leadership palestinese e nella sua impostazione. Attualmente, il massimo esponente di quella leadership un convinto nazionalista che usa la violenza e l'intimidazione per sopprimere l'opposizione interna e che, per
assicurarsi lealt, utilizza i metodi del nepotismo e della complicit. Resta avvinghiato al suo obiettivo strategico a lungo termine di non fare alcuna reale concessione al Sionismo, e rifiuta di riconoscere le attuali realt politiche anche quando una superpotenza tende la mano in direzione del suo popolo. La sua definizione di auto-determinazione : io decido da solo. L'assenza, nei suoi processi decisionali, di moderazione, di realismo e di coraggio ha portato ad evidenti battute d'arresto: pi
immigrazione ebrea, pi coloni, e nessuno Stato.Possiamo considerarla, questa, come una descrizione accurata di Yasser Arafat? S. E lo anche di Hajj Amin Al-Husseini, il Muft di Gerusalemme che fu alla guida del Movimento nazionale arabo palestinese, sbagliando ogni possibile decisione mentre, dagli anni '20 in poi, i Sionisti si
costruivano una patria in Palestina.Mettere da parte Arafat non basta, come non basta espellerlo dai territori. Il Muft fu costretto a lasciare la Palestina nel 1937 e continu, per i 10 anni successivi, a fare il burattinaio della politica
palestinese. Era lui a decidere chi doveva negoziare e su cosa, e ha certo contribuito a radicare il sentimento del vittimismo e a strumentalizzare la sofferenza. Sadat avrebbe potuto indugiare nell'oltraggio dell'occupazione israeliana del Sinai, e avrebbe potuto sedersi ad aspettare la distensione tra Mosca e Washington. Ma non aveva pazienza e cos scattarono le sue pragmatiche decisioni per il bene dell'Egitto. I leader palestinesi possono fare
altrettanto. Contiamo quanti salvagente gli sono gi stati lanciati. Non basta dire: sono una vittima, dunque esisto. Non cos che si prende il destino tra le mani. Cambiare il destino richiede un'instancabile volont, unita ad altrettanto coraggio e acume. Esistono validi Palestinesi con
queste qualit - Arafat non tra loro.


(*) Kenneth W. Stein Docente di Storia del Medio Oriente e Scienze Politiche alla Emory University di Atlanta, Georgia (USA)