La Gazzetta Del Mezzogiorno (Bari) August 27, 2003 "Le implicazioni dell'attentato di Baghdad" di Kenneth W. Stein* Il
19 agosto scorso, un kamikaze lanci una betoniera piena
di esplosivo contro un muro dell'hotel a tre piani di
Baghdad scelto dall'ONU come suo quartiere generale in
Iraq. Diverse organizzazioni internazionali, tra cui
l'UNICEF, la Banca Mondiale, ed altre agenzie ONU, avevano
l la loro sede. E'
ancora troppo presto per dire con certezza quali saranno
gli effetti a breve o a lungo termine dell'attentato.
Tuttavia, sembra proprio che, sullo sfondo dello sforzo
di ricostruzione dell'Iraq guidato dagli Stati Uniti,
si sia verificato uno spostamento di obiettivo: dall'attacco
ai soli americani (ne sono morti 61 dalla fine del conflitto
lo scorso aprile) a quello ora indirizzato a paesi, organizzazioni
e singoli Alla
luce di quanto accaduto nelle ultime due settimane, appare
chiaro che vi sono gruppi terroristici determinati a
deviare o comunque a rallentare drasticamente il processo
di rinascita dell'Iraq. Tali gruppi sperano che la popolazione
irachena, gi perplessa sulle intenzioni anglo-americane
e frustrata dalla lentezza della ricostruzione, chieda
a gran voce il ritiro appunto degli anglo-americani prima
della istituzione di un governo o della formazione di
una struttura economica che possano definirsi tali. Ma Una
partecipazione geograficamente pi ampia alla ricostruzione
dell'Iraq inevitabilmente destinata a restringere il
divario tra, da un lato, l'amministrazione Bush e, dall'altro,
UE e paesi arabi e musulmani, L'arresto
di Taha Yassin Ramadan, vice - Presidente iracheno del
regime di Saddam, avvenuto lo stesso giorno dell'attentato,
potrebbe ragionevolmente indurre ad ipotizzare che l'attacco
sia stato voluto dai fedelissimi suoi o di Saddam Hussein.
Sono infatti numerosi gli esempi di attentati suicidi Il
perdurare o l'aumentare - nel numero o nella portata
- degli attacchi alla ricostruzione dell'Iraq da parte
di gruppi terroristici potrebbe essere interpretato come
uno sforzo coordinato di gruppi diversi e Finora, l'amministrazione Bush e il governo britannico si sono mostrati decisi a proseguire nella direzione intrapresa in Iraq. Il successo e il perdurare nel tempo della stabilizzazione di Baghdad e i requisiti necessari alla costruzione di una nazione verranno dalle risposte dell'ONU, della UE, dei paesi arabi e musulmani. Come gli israeliani sanno fin troppo bene, quando al patriottismo locale, gi associato ad un antico odio per il governo al potere, si aggiungono confini penetrabili in uno stato di quasi totale assenza di leggi, difficile evitare atti di sabotaggio e attacchi terroristici. *Il dr. Kenneth W. Stein Docente di Storia Contemporanea del Medio Oriente e Scienze Politiche presso la Emory University di Atlanta, Georgia. |